- Anno di nascita: 2018
- Provenienza: Bizkaia
- Diagnosi: settembre 2019
- Genitori: Andrés e Laura
- Fratelli: Izan e Luka
Come descrivereste Hugo?
Hugo è un bambino pieno di energia, anche se questo significa stare su una specie di montagne russe: un momento lo vedi felice e allegro, e quello dopo si frustra e non riesce a controllare i suoi impulsi e le sue emozioni.
È molto affettuoso e ha bisogno di sentire continuamente i nostri abbracci e i nostri baci. Adora la musica e passare tutto il suo tempo con noi.
Come ci siamo sentiti quando abbiamo scoperto che nostro figlio ha SLC6A1?
L’inizio è stato durissimo. Devi fare i conti con una diagnosi che per di più è una delle cosiddette rare, con pochissime informazioni disponibili. Sentivamo che i nostri progetti di vita ci crollavano davanti e provavamo un’enorme frustrazione. Ma a poco a poco abbiamo imparato a capire nostro figlio. Cerchiamo di affrontare ogni giorno e di percorrere mano nella mano questo cammino SLC6A1 e, anche se ci sono giorni in cui ti senti andare alla deriva, conoscere altre famiglie che provano le tue stesse cose è stato una vera spinta e ci dà la forza di continuare a lottare per loro, alla ricerca di una cura che speriamo arrivi presto.
Come vi siete accorti che qualcosa non andava?
Intorno ai 4 mesi, e visto che non eravamo genitori alle prime armi perché Hugo è il nostro figlio di mezzo, non abbiamo potuto fare a meno di notare che non raggiungeva le tappe dello sviluppo previste per la sua età: non si girava, non riusciva a stare seduto, non emetteva suoni, non usava le mani per portarle alla bocca o per afferrare oggetti, e non prestava attenzione quando gli parlavamo né si girava verso di noi quando ci rivolgevamo a lui.
Al controllo dei 6 mesi, anche se il pediatra notò che non raggiungeva le tappe dello sviluppo, ci disse la frase che ancora ci risuona nelle orecchie: «ogni bambino impara con i suoi tempi», e scegliemmo di non dargli più peso; era meglio pensare che andasse tutto bene, anche se qualcosa dentro di noi ci teneva in allerta fino al controllo successivo dei 9 mesi, ed è stato allora che sono scattati tutti i campanelli d’allarme. Fummo indirizzati alla neurologia pediatrica e all’otorinolaringoiatria (per escludere un possibile deficit uditivo) e, dopo vari esami e due analisi genetiche (la prima per escludere una possibile sindrome di Rett), ricevemmo la diagnosi: encefalopatia epilettica dovuta a una mutazione nel gene SLC6A1, con una variante possibilmente patogena, de novo.
La cosa più difficile dell’essere una famiglia SLC6A1?
La cosa più difficile è proprio alzarsi ogni mattina senza sapere che cosa porterà la giornata. La malattia lo tiene costantemente su delle montagne russe in cui regolarsi è molto difficile, e trascina tutti noi in quella spirale di alti e bassi. Non è facile gestire un bambino che non riesce a parlare pur avendo un enorme bisogno di comunicare (e questo lo frustra), che dipende completamente dagli altri per tutto, che passa dalle risate al pianto in un batter d’occhio, che deve continuamente fare i conti con paure, insicurezze e frustrazioni, e che è molto sovraeccitato tutto il giorno.
Quali sono i vostri sogni per Hugo?
Prima di tutto che sia felice, e riuscire ad aiutarlo a diventare il più autonomo possibile e a raggiungere tutto ciò che si propone. Sentirlo parlare sarebbe meraviglioso, ma trovare un sistema di comunicazione che gli permetta di esprimere i suoi bisogni, i suoi interessi e le sue emozioni sarebbe un vero traguardo. La strada sarà lunga e probabilmente difficile, ma non getteremo mai la spugna. Troveremo la cura che ci risvegli da questo incubo! O almeno, ci proveremo.
Che cosa direste alle famiglie che hanno appena ricevuto la diagnosi?
Che, anche se può sembrare che il loro mondo stia crollando (niente di più lontano dalla realtà), e anche se all’inizio tutto appare buio, non sono soli. Qui ci siamo noi, un gruppo di famiglie che hanno sofferto anche loro, che hanno provato rabbia, paura, frustrazione e perfino senso di colpa quando hanno ricevuto la diagnosi, e che hanno sentito anche loro che il proprio mondo stava finendo. Li aiuteremo in tutto il percorso e non si sentiranno mai soli. Insieme otterremo il meglio per i nostri figli.
Perché sono necessarie le donazioni a SLC6A1 Spain?
Le donazioni non sono solo necessarie, sono FONDAMENTALI, perché senza il vostro sostegno non possiamo far conoscere la malattia né cercare trattamenti che migliorino la qualità di vita dei nostri figli (e chissà se un giorno arriveremo a una terapia genica che risolva il problema: è il nostro obiettivo numero uno).
Perché SLC6A1 è una malattia rara, sì, ma insieme dobbiamo renderla visibile, e per questo la sensibilizzazione sociale e soprattutto il vostro aiuto sono vitali. Senza fondi non ci sono possibilità di ricerca, e senza ricerca non c’è possibilità di una cura.